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L'economie isolana

Venerdì 15 Ottobre 2010 13:20 amministratore
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rismo
L'economia dell'isola è naturalmente basata sul turismo, infatti la maggior parte del territorio è organizzato e adibito alla ricezione dei turisti. La ricettività alberghiera ed extra-alberghiera è di circa 40 mila posti letto (gli alberghi sono 289 e gli esercizi di fittacamera sono oltre 2 mila) pari ad oltre un terzo dell'intera ricettività turistica della Regione Campania.
Le presenze turistiche raggiungono ormai dal 1989 oltre 4 milioni di cui oltre il 60% straniere.
Il fatturato diretto ed indotto supera i 500 miliardi di lire annue, gli addetti al settore turistico superano le 6.000 unità.
Oltre il 70% dei 289 alberghi ha annesso lo stabilimento termale e ben 122 sono gli stabilimenti convenzionati con il Sistema Sanitario Nazionale.
Agricoltura
Risorsa fondamentale dell'isola finora è stata l'agricoltura. Ischia sembra essere stata senza dubbio un'isola volta più all'interno, cioè all'agricoltura, che al mare. L'abitato costiero per eccellenza, quello di Forio, è sempre stato soprattutto il principale distretto agrario dell'isola.
I traffici stessi erano, in passato, in funzione dell'attività agricola:i velieri trasportavano vino da Lacco Ameno, Forio ed Ischia a Roma, attraverso Civitavecchia, ed a Genova.
Oggi prosperano invece soprattutto in funzione al turismo. Agricoltura va intesa, a Ischia, nel senso di viticoltura, e della vite segue gli alti e bassi.
Con il dopoguerra, lo sviluppo del termalismo e del turismo, che era già iniziato nei primi decenni del secolo, riprese, con un ritmo progressivo ed inarrestabile, di pari passo con il generale miglioramento del tenore di vita in Italia, mutando completamente volto all'economia dell'isola. Tutto ciò a danno dell'agricoltura che, dal canto suo, dava redditi sempre minori sottoposta com'era, oltretutto a frequenti crisi di prezzi dell'uva e dei vini.
Si cerca di porre rimedio a tale progressiva decadenza, sostituendo al vigneto altre colture più redditizie e di più facile e pronto smercio del vino. Malgrado ciò l'agricoltura resta una risorsa tuttora importante per una parte degli ischitani, soprattutto per quelli del versante meridionale dell'isola, meno favorito morfologicamente e quindi più chiuso all'indubbio progresso che si accompagna allo sviluppo del turismo.
Pesca
Tra le attività tradizionali degli ischitani, la pesca e la marineria sono sempre state quelle di minor rilievo, sebbene l'isola sia, specie sul versante costiero settentrionale, ricca di approdi e spiagge.
Un tempo, tuttavia, la percentuale degli isolani dediti alla pesca ed ai traffici marittimi era, senza dubbio, maggiore di quanto non sia oggi. Il versante settentrionale dell'isola, le cui coste basse scendono dolcemente sotto il livello del mare con un'ampia piattaforma costiera, fino ai 200m., si apre su un tratto di mare favorevole alla pesca costiera ed ospita il maggior numero di pescatori.
Meno favorite le coste orientali, prive di approdi, e soprattutto quelle meridionali, subito al largo delle quali il mare raggiunge notevoli profondità (più di 500m).
Centro peschereccio per eccellenza è dunque Ischia Ponte, che ospita poco più della metà dei pescatori, mentre il resto è suddiviso tra gli altri centri, con prevalenza di Forio, seguita da Sant'Angelo, Testaccio, Lacco Ameno.
Il periodo più favorevole per la pesca è, come è noto, quello estivo da maggio ad ottobre, tuttavia parecchi pescatori ischitani abbandonano da giugno ad agosto le acque della Campania, migrando temporaneamente verso il pescoso medio ed alto Tirreno.
Ultimo aggiornamento Sabato 16 Ottobre 2010 10:04

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