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Origini Storiche di Ischia

Venerdì 15 Ottobre 2010 13:17 amministratore
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Ischia é un'isola dal fascino indiscutibile che richiama turisti da tutto il mondo;   l'isola verde che fa sognare poeti e innamorati, l'isola dell'eterna primavera, con il suo mare sempre blu, con le sue spiagge, con la sua natura rigogliosa, con le sue meravigliose bellezze, con il suo clima dolce, con i sui limoni, con le sue pinete, con i suoi intensi profumi.
Come tutte le isole del golfo di Napoli é di origine vulcanica ed anche se i suoi vulcani sono spenti da centinaia di anni, i loro fenomeni si fanno ancora sentire sotto la superficie dell'isola; basti pensare alle sabbie calde dei Maronti ed alle sorgenti termali che abbondano su tutto il territorio e e si trovano perfino dentro il mare. La sorgente con la più alta temperatura é Cava Scura con 86 gradi centigradi.
L'isola ha una superficie di 46 Km, con una popolazione di circa 60.000  abitanti divisi in sei comuni; il più importante, Ischia, ha dato il nome a tutta l'isola. Ma Ischia non é solo questo: non é solo mare, sole e verde ma é importante anhe  la sua storia millenaria essendo stata la prima colonia greca in occidente.
Lisola d'Ischia é stata certamente abitata sin dai tempi della preistoria; reperti appartenenti al Neolitico Medio Superiore dimostrano che insediamenti umani appartenenti all'età del Ferro e all'atà del Bronzo, erano presenti sull'isola. Ma il vero insediamento umano di Pithecusa, antico nome dell'isola, si è avuto intorno al 776 - 760 a.C., molto prima della fondazione di Cuma (750 a.C.), da parte di colonie greche provenienti da Calcide e da Eritra, le due principali città dellisola di Eubea. Navigando il Mediterraneo per miglia e miglia, da Oriente ad Occidente del grande bacino, i nostri progenitori si fermarono su di un'isola per tanti aspetti simile a quella che avevano lasciato trovando condizioni favorevoli per impiantare vigneti ed uliveti come in Grecia e per coltivare il grano.
Trovarono anche materiale per la produzione di oggetti di ceramica, arte in cui erano specializzati, e che poi esportavano in tutto il Mediterraneo.
Si dedicarono anche alla lavorazione di metalli, importando ferro e rame dall'isola d'Elba. Ricrearono quindi, sulla nuova isola, le stesse attività che svolgevano su quella da cui erano partiti, sviluppando e ampiando la rete dei loro commerci con gli Etruschi, con i Tirreni e con gli altri popoli rivieraschi. Fu anche da Pithecusa che si diffuse fra i popoli latini l'uso dell'alfabeto greco-calcidese usato per primo dagli Etruschi.
Purtroppo le tensioni esistenti nella madre patria si fecero sentire anche tra le due colonie dell'isola e presto iniziò il progressivo declino dell'importanza di Pithecusa.
Presenza di insediamenti di colonie greche sulla nostra isola sono testimoniate dal gran numero di reperti custoditi nel museo archeologico di "VILLA ARBUSTO" e nel museo di "SANTA RESTITUTA"diLacco Ameno.
Villa Arbusto non é solo la sede del nuovo museo archeologico di Pithecusa, ma é anche un magnifico giardino dove la maravigliosa vegetazione si unisce alla bellezza dei colonnati, dei pergolati ed alla grande varietà di piante: arbusti ed alberi di ulivo, pini, cipressi ma anche da una grandissima quantità di piante esotiche e orientali e da primavera, fino ad autunno inoltrato, il parco di Villa Arbusto é un vero trionfo di colori in tutte le sfumature possibili e di profumi dalle fragranze inebrianti. Colui che ha legato il suo nome al rinvenimento dei primi insediamenti greci su Pithecusa é il prof. dott. Giorgio Buchner.
Nato da padre tedesco e madre veneta, il prof. Buchner si appassionò alla storia dell'isola e invece di studiare biologia, come era desiderio del padre, studiò archeologia e dall'anno 1952 iniziò la sua opera di scavi prima sulla collina del Castiglione, poi nella baia di San Montano portando così alla luce i numerosi reperti che fanno la storia della nostra isola.
Il gioiello del museo di Villa Arbusto è il ritrovamento da patre del prof. Buchner della "Coppa di Nestore". Si tratta di una Kotyle rodia tardo-geometrica con iscrizioni in alfabeto calcidese. L'iscrizione così recita: " Io sono la coppa di Nestore in cui é piacevole bere. Ma chi beve da questa coppa subito sarà preso da desiderio di Afrodite".
Un altro nome importante nella ricostruzione della storia archeologica dell'isola d' Ischia é quello di don Pietro Monti, archeologo per passione. La sua passione per l'archeologia nasce dalla sostituzione di un pavimento nella chiesa di Santa Restituta in Lacco Ameno; andando a scavare sempre più in profondità, don Pietro trovò tracce di insediamenti greci e poi di epoca romana e paleocristiana. Di lì la sua passione per i "cocci"; oggi é in grado di individuare l'impasto, l'epoca di fabbricazione, la provenienza di ogni reperto di ceramica rinvenuto sull'isola.
Con l'età romana, Pithecusa assunse il nome di Aenaria e divenne luogo residenziale e di villeggiatura specialmente per le presenza sull'isola di acque termali.
Poi, Aenaria, attaccata dai pirati e soggetta a continui terremoti, fu ceduta da Augusto a Napoli in cambio di Capri e da quel momento la sua storia si intrecciò con quella di Napoli.
Dall'anno 1000 l'isola prese definitivamente il nome di Ischia e da allora sull'isola si susseguirono dominazioni di Vandali e Saraceni, Bizantini e Normanni, Francesi e Spagnoli.
Infine nel 1438 Alfonso d'Aragona si impadronì definitivamente dell'isola e si insediò nel castello che sorgeva su di un isolotto fortificato che da lui prese il nome di "Castello Aragonese" e che per secoli segnò il rifugio di tutta la popolazione del borgo per sfuggire agli assalti dei nemici Barbari e Saraceni.
Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Ottobre 2010 19:37

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